
Contrariamente a quanto si pensi, un giardino a prova di siccità non è una rinuncia estetica, ma un ecosistema progettato per prosperare nel clima italiano, riducendo drasticamente costi e manutenzione.
- La selezione di piante adatte, come lavanda e rosmarino, crea una struttura autosufficiente.
- La lavorazione del suolo e la pacciamatura corretta sono più importanti dell’irrigazione stessa.
- Un design intelligente trasforma la “scarsità” d’acqua in un’estetica elegante e ricca di biodiversità.
Raccomandazione: Smettere di combattere la natura con il tubo dell’acqua e iniziare a collaborare con essa attraverso una progettazione strategica del giardino.
Il suono della terra che si spacca sotto il sole di luglio è una melodia fin troppo familiare per chiunque curi un giardino in Italia. L’immagine di un prato ingiallito e di piante sofferenti, unita all’ansia crescente per la bolletta dell’acqua e alle restrizioni idriche sempre più frequenti, trasforma spesso il sogno di un’oasi verde in un incubo estivo. Molti si affidano a soluzioni tampone: irrigare di notte, installare timer, o limitarsi a piantare qualche cactus nell’angolo più assolato. Questi approcci, pur lodevoli, non affrontano il cuore del problema.
E se la vera soluzione non fosse irrigare meglio, ma progettare un giardino che non abbia quasi bisogno di essere irrigato? Se il segreto per un’estate rigogliosa non risiedesse nel tubo dell’acqua, ma nella saggezza agronomica? Benvenuti nella filosofia del Dry Gardening, o giardino secco. Non si tratta di una rinuncia alla bellezza o alla lussuria vegetale, ma di un approccio di design intelligente e sostenibile che lavora *con* il clima mediterraneo, non contro di esso. È una transizione da un modello di giardino “assetato” e ad alta manutenzione a un ecosistema resiliente, economicamente vantaggioso e sorprendentemente ricco di vita e colori.
Questo approccio non significa solo scegliere le piante giuste, ma comprendere il loro linguaggio e le loro alleanze. Significa diventare architetti del suolo, maestri della pacciamatura e registi di una biodiversità che prospera nella scarsità. L’acqua cessa di essere un input costante per diventare un capitale prezioso da conservare nel terreno.
In questa guida completa, esploreremo le strategie fondamentali per trasformare il vostro spazio verde. Analizzeremo come abbinare le piante per creare sinergie estetiche e funzionali, come correggere il terreno per renderlo un serbatoio naturale, e come progettare un giardino secco che sia un capolavoro di eleganza, sfatando il mito che lo vuole spoglio e “morto”.
Sommario: La guida definitiva al giardino senz’acqua in Italia
- Lavanda, Rosmarino e Ginestra: come abbinarle per un giardino che ama il sole e il secco?
- Terreno argilloso che spacca: come ammendarlo per le piante che odiano i ristagni?
- Pacciamatura organica o minerale: quale trattiene meglio l’acqua nel suolo d’estate?
- Giardino per le api: quali piante autoctone piantare per aiutare la biodiversità locale?
- Il giardino secco è brutto? Come progettare un dry garden che sia elegante e non sembri “morto”
- Sostituire il prato inglese: quali tappezzanti calpestabili non chiedono acqua ad agosto?
- Fioriture anticipate dal caldo anomalo: quali specie resistono agli sbalzi termici primaverili?
- Quanto costa davvero installare e mantenere un ulivo secolare in giardino?
Lavanda, Rosmarino e Ginestra: come abbinarle per un giardino che ama il sole e il secco?
Creare un’associazione vegetale vincente in un giardino secco non è solo una questione di sopravvivenza, ma di vera e propria sinfonia visiva e olfattiva. Lavanda, rosmarino e ginestra non sono solo piante resistenti, ma i pilastri di un design mediterraneo che gioca con forme, texture e colori. L’errore comune è piantarle a caso; il segreto è usarle come strumenti di progettazione per creare un “ecosistema resiliente”. La lavanda offre macchie di colore viola e una forma a cuscino, il rosmarino (specialmente le varietà prostrate) può ricadere da muretti o coprire il suolo con il suo fogliame aromatico, mentre la ginestra aggiunge una verticalità scultorea e un’esplosione di giallo luminoso in primavera.
L’abbinamento strategico dipende dal contesto climatico specifico italiano. Ecco tre schemi di piantagione collaudati per creare giardini a bassa manutenzione e alto impatto visivo:
- Stile Macchia Mediterranea (per coste e Sud Italia): Combinare l’Elicriso italico, con le sue foglie argentee e il profumo di curry, con il Cistus (Cisto), il Rosmarino prostrato e la Lavanda stoechas. Questa associazione crea un tappeto di texture grigie e verdi che riflette la luce solare, riducendo l’evaporazione dal suolo.
- Stile Gariga Appenninica (per zone collinari del Centro): Associare il Teucrium fruticans, un arbusto argenteo e strutturato, con la Santolina chamaecyparissus, che forma cuscini compatti, e la Ginestra odorosa. Questo mix garantisce verticalità e un’estetica più selvatica e naturale.
- Stile Giardino Prealpino Secco (per il Nord Italia): Per le zone che richiedono anche resistenza al gelo, mescolare la Lavanda angustifolia ‘Hidcote’ con la Perovskia atriplicifolia (Salvia russa) e graminacee ornamentali come la Stipa tenuissima. L’effetto è un giardino dinamico, dove il movimento delle graminacee contrasta con le forme statiche degli arbusti.
Questa non è solo teoria. L’approccio dimostra come un’attenta selezione possa portare a risultati di eccellenza, riconosciuti a livello nazionale e internazionale.
Studio di caso: I Giardini di Villa della Pergola di Alassio
Curati dal maestro paesaggista Paolo Pejrone e nominati “Parco più bello d’Italia”, questi giardini sono un esempio lampante di come le piante mediterranee e specie resistenti alla siccità possano creare un design sofisticato e lussureggiante. Con la più importante collezione italiana di glicini e la più grande collezione europea di agapanti (oltre 500 varietà), il progetto dimostra che un giardino a basso fabbisogno idrico non è una rinuncia alla ricchezza botanica, ma una scelta di design consapevole e di altissimo livello.
Terreno argilloso che spacca: come ammendarlo per le piante che odiano i ristagni?
Il più grande nemico delle piante mediterranee non è la siccità, ma il suo opposto: il ristagno idrico. Un terreno argilloso, comune in molte parti d’Italia, agisce come una trappola mortale: compatto e impermeabile d’inverno, si trasforma in un blocco di cemento crepato d’estate. Lavorare su questo tipo di suolo è l’intervento più cruciale per garantire il successo di un giardino secco. L’obiettivo non è sostituirlo, ma ammendarlo, ovvero migliorarne la struttura per favorire il drenaggio e l’ossigenazione delle radici. Bisogna trasformare il terreno da un contenitore che trattiene l’acqua a un filtro che la lascia scorrere, conservandone solo la giusta umidità.
L’operazione consiste nell’incorporare materiali inerti e organici che creino fisicamente degli spazi vuoti nella trama compatta dell’argilla. Questo processo non solo previene il marciume radicale, ma aiuta anche le radici a esplorare un volume di terra maggiore, rendendo la pianta più autonoma e resistente allo stress idrico estivo. La preparazione del letto di impianto diventa un investimento per il futuro benessere del giardino.

Come si può osservare, la chiave è mescolare materiali con granulometrie diverse. L’aggiunta di inerti come lapillo o pomice crea macro-pori per il drenaggio rapido, mentre la sabbia migliora la tessitura generale e il compost apporta sostanza organica che struttura il terreno a lungo termine. La “ricetta” ideale per un ammendante fai-da-te, perfetta per il clima italiano, prevede una miscela precisa per ottenere il massimo risultato.
Ecco la formula per l’ammendante perfetto, testata per i terreni argillosi italiani:
- 30% di lapillo vulcanico o pomice: La loro struttura porosa è fondamentale per creare sacche d’aria e garantire un drenaggio eccellente alle radici.
- 20% di sabbia di fiume: Attenzione, usare tassativamente sabbia di fiume a grana grossa. La sabbia di mare è da evitare per il suo alto contenuto di sale, dannosissimo per le piante.
- 30% di compost maturo: Non solo nutre, ma migliora la struttura del suolo nel tempo, favorendo l’attività dei microrganismi benefici.
- 20% di terreno originale: È importante mantenere una parte del terreno esistente per preservare i nutrienti locali e l’equilibrio microbiologico a cui le piante dovranno adattarsi.
Pacciamatura organica o minerale: quale trattiene meglio l’acqua nel suolo d’estate?
Una volta preparato il terreno, il passo successivo per blindare il “capitale idrico” è la pacciamatura. Stendere uno strato di materiale sulla superficie del suolo è una delle pratiche più efficaci e sottovalutate del Dry Gardening. Il suo beneficio è duplice: riduce drasticamente l’evaporazione dell’acqua dal terreno e impedisce la crescita delle erbe infestanti, che competono con le piante per l’acqua e i nutrienti. L’impatto sul consumo idrico è sbalorditivo: un prato tradizionale richiede circa 5 litri/m² al giorno in estate, mentre un’aiuola con piante mediterranee e una corretta pacciamatura può sopravvivere con appena 0,5 litri/m², spesso forniti dalle sole piogge. La scelta del tipo di pacciamatura, però, non è banale e dipende strettamente dal clima locale.
Le due grandi famiglie sono la pacciamatura organica (corteccia, cippato, paglia) e quella minerale (ghiaia, lapillo, pozzolana). La pacciamatura organica, decomponendosi, migliora la fertilità del suolo, ma in climi molto caldi e umidi può trattenere troppo calore e favorire l’insorgenza di funghi. La pacciamatura minerale, al contrario, è eccellente per riflettere il calore e garantire il massimo drenaggio superficiale, ma non apporta nutrienti. La scelta giusta dipende da dove vi trovate in Italia.
Per orientarsi nella scelta, ecco una tabella comparativa che riassume i pro e i contro dei principali tipi di pacciamatura in relazione alle diverse zone climatiche italiane.
| Tipo Pacciamatura | Sud Italia | Centro Italia | Nord Italia |
|---|---|---|---|
| Ghiaia/Lapillo | Ottima – riflette calore | Buona | Moderata |
| Corteccia | Sconsigliata – trattiene troppo calore | Buona | Ottima – protegge dal gelo |
| Cippato | Moderata | Ottima | Ottima – migliora il suolo |
Come regola generale, al Sud e lungo le coste, dove il caldo è intenso, la pacciamatura minerale (ghiaia, lapillo) è ideale perché riflette la luce solare e mantiene il colletto delle piante asciutto. Al Centro Italia, il cippato rappresenta un ottimo compromesso, migliorando il suolo senza surriscaldarlo eccessivamente. Al Nord, dove bisogna considerare anche il gelo invernale, la corteccia e il cippato offrono una protezione termica superiore, arricchendo al contempo il terreno.
Giardino per le api: quali piante autoctone piantare per aiutare la biodiversità locale?
Un giardino secco ben progettato non è un ambiente sterile, ma un’esplosione di vita. Scegliere piante autoctone e resistenti alla siccità significa creare un habitat ideale per gli impollinatori come api, bombi e farfalle, che si sono evoluti insieme a quella specifica flora. A differenza delle piante esotiche o degli ibridi moderni, spesso sterili, le specie mediterranee offrono nettare e polline in abbondanza, diventando una risorsa fondamentale per la sopravvivenza della fauna locale. Trasformare il proprio giardino in un “hotspot di biodiversità” non richiede sforzi aggiuntivi, ma solo scelte consapevoli.
Il segreto per un giardino sempre vivo è garantire una fioritura scalare durante tutto l’anno. Invece di avere un’unica, spettacolare fioritura primaverile, un giardino per la biodiversità offre risorse nutritive costanti. Questo non solo aiuta gli insetti, ma garantisce anche un interesse visivo continuo nel giardino. Ecco un calendario di fioriture per impollinatori, specifico per il clima italiano, che assicura un “ristorante” sempre aperto per le api:
- Febbraio-Marzo: Rosmarino, Erica arborea, Mandorlo
- Aprile-Maggio: Cistus, Lavanda stoechas, Corbezzolo
- Giugno-Luglio: Santolina, Timo, Origano
- Agosto-Settembre: Elicriso italico, Sedum, Inula
- Ottobre-Novembre: Corbezzolo (seconda fioritura), Edera
Tuttavia, sostenere la biodiversità non significa solo piantare fiori. Un approccio olistico considera il giardino come un vero e proprio ecosistema, integrando elementi che offrono riparo e siti di nidificazione.
Studio di caso: Creazione di hotspot di biodiversità mediterranea
Il progetto “Dipinto Succi” dimostra come andare oltre la semplice piantagione di fiori. L’integrazione di elementi come spirali di erbe aromatiche (timo, origano, salvia) per massimizzare le superfici, piccole zone con sabbia lasciata nuda per favorire la nidificazione delle api terricole solitarie, e la pratica di non tagliare gli steli secchi in inverno per offrire rifugio agli insetti, sono strategie chiave. Questo approccio, definito “messy garden funzionale” (giardino disordinato funzionale), ha dimostrato di poter aumentare la presenza di specie di insetti utili fino al 40% rispetto a un giardino tradizionale.
Il giardino secco è brutto? Come progettare un dry garden che sia elegante e non sembri “morto”
L’obiezione più comune al Dry Gardening è puramente estetica: la paura di ritrovarsi con un giardino spoglio, polveroso, che evoca un senso di abbandono anziché di cura. Questo preconcetto nasce da un’errata interpretazione: un giardino senz’acqua non è un giardino “senza niente”, ma un giardino “con l’essenziale”. La bellezza non deriva da un’abbondanza forzata, ma da un design intelligente che valorizza la forma, la texture e il colore di ogni singola pianta. È l’“estetica della scarsità”, dove ogni elemento è scelto con cura e ha un ruolo preciso. Come sottolinea uno dei più grandi maestri del paesaggismo italiano:
Un giardino felice asseconda i tempi e le esigenze della natura, e racconta tante storie delle quali il giardiniere è scrittore e custode
– Paolo Pejrone, Un giardino semplice – Einaudi 2016
Progettare un Dry Garden elegante significa spostare l’attenzione dai fiori, spesso effimeri, alla bellezza permanente del fogliame, delle cortecce e delle strutture vegetali. Si gioca con i contrasti: le foglie argentee e lanuginose della Santolina accanto a quelle coriacee e scure di un Cisto; la leggerezza di una graminacea ornamentale che ondeggia al vento contro la massa solida di un rosmarino. La ghiaia o il lapillo non sono solo pacciamatura, ma diventano un elemento di design, un “mare” minerale da cui emergono le “isole” di vegetazione.

Questo tipo di estetica non è frutto del caso, ma di regole di composizione precise. Per ottenere un aspetto rigoglioso e sofisticato anche in assenza d’acqua, è possibile seguire un approccio strutturato basato su pilastri di design specifici.
Studio di caso: I 4 pilastri del design ‘dry & lush’ secondo l’approccio italiano
Lo studio Park Associati, specializzato in progetti sostenibili, identifica quattro elementi chiave per creare un’estetica lussureggiante (‘lush’) in un giardino secco: 1) Struttura: utilizzare arbusti sempreverdi mediterranei (Teucrium, Pittosporum, Myrtus) per creare un’architettura verde permanente che dia corpo al giardino anche d’inverno. 2) Texture: creare contrasti materici accostando foglie coriacee, pelose, argentate o grasse per dare profondità e interesse visivo. 3) Movimento: inserire graminacee ornamentali (Stipa, Pennisetum) che catturano la luce e ondeggiano alla minima brezza, aggiungendo dinamismo e leggerezza. 4) Ripetizione: creare un ritmo visivo ripetendo gruppi della stessa pianta o palette cromatiche coordinate in diverse zone del giardino, per dare un senso di coesione e intenzionalità.
Sostituire il prato inglese: quali tappezzanti calpestabili non chiedono acqua ad agosto?
Il prato all’inglese è forse il più grande controsenso agronomico dei giardini italiani. Importato da un clima fresco e piovoso, richiede quantità d’acqua, fertilizzanti e manutenzione insostenibili nel contesto mediterraneo. Sostituirlo non significa rinunciare a una superficie verde e calpestabile, ma adottare alternative intelligenti: le piante tappezzanti resistenti alla siccità. Queste specie formano un tappeto denso e basso, sopportano un moderato calpestio e, una volta attecchite, richiedono pochissima o nessuna irrigazione estiva. La transizione dal prato a una tappezzante è l’intervento con il più alto ritorno in termini di risparmio di acqua, tempo e denaro.
Esistono diverse opzioni valide, ognuna con le sue caratteristiche di resistenza al calpestio, velocità di crescita e valore ornamentale. La scelta dipende dall’uso che si farà dell’area e dalla zona climatica. Per esempio, la Lippia nodiflora è eccezionale per la sua resistenza e per i fiorellini bianchi che attirano le api, mentre la Frankenia laevis è perfetta per le zone costiere grazie alla sua tolleranza alla salsedine.
Per aiutare nella scelta, ecco una tabella comparativa delle 5 migliori tappezzanti a prova di siccità, testate specificamente per il clima italiano.
| Tappezzante | Resistenza calpestio | Fabbisogno idrico | Pro/Contro |
|---|---|---|---|
| Lippia nodiflora | Ottima | Minimo | Pro: fiori bianchi, cresce max 10cm / Contro: invadente |
| Frankenia laevis | Buona | Minimo | Pro: tolleranza salsedine / Contro: crescita lenta |
| Zoysia tenuifolia | Ottima | Basso | Pro: effetto prato naturale / Contro: costosa |
| Verbena hybrida | Media | Minimo | Pro: fioritura viola decorativa / Contro: calpestio moderato |
| Dichondra repens | Buona | Medio | Pro: foglie rotonde decorative / Contro: più acqua delle altre |
Passare da un prato tradizionale a una copertura di piante tappezzanti richiede una pianificazione iniziale, ma i benefici a lungo termine sono enormi. Seguire una procedura corretta è fondamentale per garantire un attecchimento rapido e un risultato omogeneo.
Il vostro piano d’azione per la transizione: dal prato alla tappezzante
- Tempistica strategica: Identificate il periodo migliore per la piantumazione nella vostra zona. Zone costiere: settembre-ottobre per sfruttare le piogge autunnali. Zone interne del centro-nord: marzo-aprile per evitare gelate tardive. Sud Italia: ottobre-novembre, ideale per la radicazione prima del caldo estivo.
- Preparazione del terreno: Rimuovete completamente il vecchio prato e le sue radici. Lavorate il terreno per almeno 20 cm e ammendatelo con sabbia grossolana per migliorare il drenaggio, un passo cruciale per evitare ristagni.
- Schema di piantagione: Acquistate le piantine in vasetti e piantatele a una distanza di circa 15-20 cm l’una dall’altra. Una maggiore densità iniziale accelererà la copertura completa del suolo.
- Fase di attecchimento: Irrigate regolarmente solo durante le prime 2-3 settimane per favorire lo sviluppo delle radici. Una volta che le piante iniziano a crescere visibilmente, riducete gradualmente l’acqua fino a sospenderla.
- Controllo e manutenzione iniziale: Monitorate la crescita e rimuovete manualmente eventuali erbe infestanti che potrebbero emergere prima che il tappeto si chiuda completamente. Dopo il primo anno, la manutenzione sarà quasi nulla.
Fioriture anticipate dal caldo anomalo: quali specie resistono agli sbalzi termici primaverili?
Il cambiamento climatico non si manifesta solo con estati più calde e secche, ma anche con primavere sempre più imprevedibili. Ondate di caldo anomalo a febbraio o marzo possono indurre fioriture anticipate, seguite da gelate tardive che bruciano fiori e gemme, compromettendo la vitalità delle piante e il raccolto per gli impollinatori. L’estate 2024 in Italia, ad esempio, ha registrato un’anomalia termica di +2.1°C rispetto alla media 1991-2020, con picchi estremi. In questo scenario, la resilienza di un giardino non si misura solo sulla resistenza alla siccità, ma anche sulla capacità di sopportare questi shock termici.
Fortunatamente, molte piante evolutesi nel bacino del Mediterraneo possiedono meccanismi di difesa contro questo tipo di stress. Alcune hanno gemme protette da brattee o da una fitta peluria, altre sono in grado di “mettere in pausa” il loro sviluppo per poi ripartire, altre ancora hanno una fioritura così prolungata che la perdita di qualche fiore a causa del gelo non compromette la performance complessiva. Scegliere queste specie significa costruire un giardino non solo a prova di siccità, ma anche a prova di “stagioni impazzite”. Invece di temere gli sbalzi termici, si può progettare un giardino che li assorbe senza danni.
Ecco una selezione di piante “guerriere”, testate per la loro eccezionale capacità di resistere agli sbalzi termici tipici delle recenti primavere italiane:
- Gaura lindheimeri: Con i suoi fiori leggeri simili a farfalle, fiorisce ininterrottamente dalla primavera all’autunno. Eventuali danni da gelate tardive vengono rapidamente compensati da nuovi steli fiorali.
- Verbena bonariensis: Le sue spighe viola su steli alti e sottili sono incredibilmente resistenti. La pianta tollera sia gelate tardive che ondate di calore improvvise, continuando a fiorire e ad attirare farfalle.
- Cistus (Cisto): Molte varietà di cisto hanno gemme protette e una strategia di fioritura “a scatti”. Ogni fiore dura solo un giorno, ma la pianta ne produce in continuazione per settimane, rendendola molto resiliente a eventi climatici avversi e puntuali.
- Perovskia atriplicifolia (Salvia russa): La sua struttura legnosa e le foglie argentate sono ben adattate a sopportare variazioni drastiche di temperatura, garantendo una spettacolare fioritura azzurra a fine estate, indipendentemente dai capricci primaverili.
Punti chiave da ricordare
- Progettazione > Irrigazione: Il successo di un giardino secco dipende al 90% dalla progettazione iniziale (scelta piante, suolo) e solo al 10% dalla gestione dell’acqua.
- Il suolo è il vero serbatoio: Investire tempo e risorse per migliorare la struttura e la pacciamatura del terreno è più efficace di qualsiasi impianto di irrigazione.
- Estetica e biodiversità: Un giardino a basso consumo idrico non è una rinuncia, ma un’opportunità per creare un design elegante e un habitat prezioso per gli impollinatori locali.
Quanto costa davvero installare e mantenere un ulivo secolare in giardino?
L’ulivo secolare è l’emblema del giardino mediterraneo, un simbolo di pace e resilienza. Tuttavia, integrarlo e mantenerlo in salute oggi è un investimento che va ben oltre il semplice costo d’acquisto. Con il cambiamento climatico che esaspera la siccità, la sua proverbiale resistenza è messa a dura prova. Dati recenti del CNR-IBE indicano che il 29% del territorio di Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna è in condizioni di siccità severa, una criticità che colpisce direttamente la salute di questi monumenti viventi. Oltre alla siccità, c’è un’altra minaccia, silenziosa e letale, che ha trasformato la gestione degli ulivi, specialmente nel Sud Italia: la Xylella fastidiosa.
La movimentazione e la manutenzione di un ulivo secolare, soprattutto se proveniente da zone a rischio come la Puglia, sono oggi regolate da protocolli fitosanitari rigidissimi che rappresentano un costo di mantenimento significativo e non negoziabile.
Studio di caso: I costi nascosti della Xylella e dei protocolli fitosanitari
Secondo i documenti ufficiali e i protocolli del CREA, la movimentazione di ulivi secolari dalla Puglia richiede certificazioni PCR-negative per la Xylella fastidiosa, un test che ha un costo. Inoltre, il protocollo di mantenimento per aumentare la resistenza della pianta prevede trattamenti fogliari a base di una miscela di zinco, rame e acido citrico da applicare ogni 60 giorni. Questo si traduce in un costo di manutenzione annuale che può variare tra i 200 e i 300 euro per singolo albero. Sebbene sia una spesa, le aziende che seguono scrupolosamente il protocollo mostrano una resistenza al disseccamento notevolmente superiore, trasformando il costo in un investimento per la sopravvivenza della pianta.
Questo ci porta a una domanda fondamentale: al di là del singolo albero, un intero giardino progettato secondo i principi del Dry Gardening è economicamente vantaggioso? Se l’investimento iniziale può essere leggermente superiore, il ritorno economico a medio termine è innegabile, come dimostra l’analisi dei costi su 5 anni.
Questa analisi comparativa del ROI (Return on Investment) mostra chiaramente come l’investimento iniziale leggermente più alto per un giardino secco venga ampiamente ripagato nel tempo grazie al drastico taglio dei costi di acqua e manutenzione.
| Voce di costo | Giardino Tradizionale | Giardino Secco | Risparmio |
|---|---|---|---|
| Investimento iniziale | 5.000€ | 6.500€ | -1.500€ |
| Acqua (5 anni) | 3.500€ | 500€ | +3.000€ |
| Manutenzione (5 anni) | 4.000€ | 1.500€ | +2.500€ |
| Totale 5 anni | 12.500€ | 8.500€ | +4.000€ |
Per trasformare queste conoscenze in realtà, il prossimo passo consiste nell’analizzare il vostro terreno e clima locale per iniziare a progettare il vostro personale ecosistema resiliente, un giardino che sia fonte di gioia e non di preoccupazione.